Categorie: Property Management Real Estate

Il Proptech immobiliare è più della semplice costola innovativa del Real Estate: forte di una crescita ormai inarrestabile, possiamo ormai dire che in questo fenomeno oggi risiede la forza propulsiva del comparto. Se, infatti, gli strumenti tecnologici e digitali da un lato stanno letteralmente ridisegnando l’operatività del settore, dall’altro ne stanno anche ridefinendo contorni e dimensioni: il Real Estate si espande, esplora nuove frontiere, crea nuovi posti di lavoro e mette in campo potenzialità inedite. L’Italia, in questo scenario, non resta indietro: in Europa, il nostro Paese è proprio uno di quelli in cui il Proptech immobiliare cresce di più. 

 

Proptech immobiliare: una panoramica di mercato 

Grazie al Proptech immobiliare, i numeri del mercato del Real Estate fotografano una promettente dinamica positiva. Secondo la quarta edizione dell’Italian Proptech Monitor (IPM), pubblicata dall’Italian Proptech Network del Politecnico di Milano, i numeri in questo senso sono particolarmente incoraggianti. Il 2021 ha visto infatti un aumento delle startup innovative di comparto: nel 2018 le realtà mappate erano appena 43, mentre nel 2021 la quota si è alzata a 184, con un balzo che si è concentrato in particolare tra il 2019 e il 2020. Se Milano si conferma la capitale del Proptech, sono le Professional Services e Real Estate Fintech a risultare le vere protagoniste del boom. 

Ampliando lo sguardo, la community globale Proptech Unissu rivela che l’incremento delle startup Proptech ha riguardato, tra i Paesi europei, soprattutto Italia e Svezia. Nei Paesi in cui il fenomeno è consolidato da alcuni anni - come Regno Unito, Francia, Spagna e Svizzera - si è invece registrata una leggera decrescita, sintomo del progressivo consolidamento del settore. 

Nonostante questi dati, in termini assoluti il nostro Paese è ancora molto indietro rispetto al resto d'Europa, dove le startup del settore sono ben 3.800 

 

Proptech immobiliare: focus sulle startup italiane 

Il dettaglio delle startup censite in Italia rivela che si tratta soprattutto di piccole imprese, generalmente giovani, per lo più vocate alla raccolta e all’elaborazione di big data grazie al ricorso a tecnologie evolute come l’Intelligenza Artificiale (AI) e l’Internet of Things (IoT). 

In termini di sottosegmenti, il Proptech immobiliare del nostro Paese concentra la sua attenzione soprattutto sull’area dei servizi immobiliari, mentre è ancora immatura la confidenza con la parte più hard del Real Estate - ovvero costruzioni, robotica e materiali - probabilmente anche a causa di una certa carenza di domanda.  

Una crescente attenzione, in questo quadro, riguarda invece la transizione green. Non a caso, molte delle applicazioni più innovative del Proptech immobiliare riguardano proprio l’utilizzo della tecnologia per agevolare la trasformazione verso un ecosistema più sostenibile. I dati, per esempio, sono preziosi per valutare le funzionalità di un edificio e hanno un’alta capacità di correggere o modificare all’origine eventuali distorsioni. Inoltre la loro elaborazione, unita ai vantaggi tecnologici del cloud computing, consente di gestire in modo più efficiente l’impatto ambientale e la sostenibilità degli edifici nel loro complesso: tutte potenzialità inedite su cui i modelli di Proptech immobiliare stanno lavorando insistentemente, con effetti che in futuro potranno riversarsi in modo benefico sull’intero mercato Real Estate. 

 

Una visione ancora locale 

In generale, comunque, le startup del Proptech immobiliare italiano operano con una visione ancora locale: solo il 10% dichiara di avere attività in Europa o nel mondo. Secondo gli analisti, davanti al ritardo strutturale dell’industria delle costruzioni e in genere del settore immobiliare, questa dimensione nazionale rappresenta un fattore di debolezza per il Proptech immobiliare italiano. È infatti appurato che le startup più internazionalizzate hanno migliori prospettive di sviluppo e successo, motivo per cui in futuro ci si attende un’ampia espansione territoriale dello “sguardo” nazionale. 

 

Ecosistema: è qui la sfida del Proptech immobiliare italiano 

Proptech immobiliare italiano con il vento in poppa, dunque? I numeri dicono di sì, ma le analisi rivelano che le sfide restano aperte. Mentre il mercato Real Estate si potenzia grazie alla nuova linfa dell’imprenditoria innovativa, lo sviluppo dell’ecosistema resta infatti ancora (parzialmente) in attesa. Una lacuna non da poco, se si considera che solo un ambiente più maturo - anche in termini di cultura - è in grado di garantire le condizioni per sostenere la piena trasformazione digitale del Real Estate. 

A evidenziare la diffusa arretratezza culturale sono le stesse startup, le quali a più riprese hanno evidenziato come in Italia sia difficile ricevere finanziamenti e interesse economico da parte dei grandi player nazionali. Le ragioni sono da ricercare certamente in una scarsa propensione all’innovazione degli operatori immobiliari, ma anche nella mancanza di consapevolezza digitale nel settore.

Non ultima, la debolezza dell’ecosistema, che di fatto rappresenta oggi la più pressante sfida che coinvolge il PropTech immobiliare e, di conseguenza, l’intero mercato del Real Estate.  

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